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venerdì 26 febbraio 2010

eyes wide shut

Continuo a non capire… perché il mondo del pallone non si inchini all’evidenza…

L’importanza del gioco del calcio come business, come fenomeno sociale e come forma di intrattenimento credo sia sotto gli occhi di tutti, come è di tutta evidenza che gli investimenti, in questo settore, si facciano sempre più ingenti, malgrado la crisi economica o qualche sporadica eccezione. Il giro d’affari del calcio professionistico relativo alle squadre che militano nelle serie maggiori o addirittura partecipano alle coppe europee è decisamente rilevante, ma a fronte di tale esborso di pecunia chi tiene le fila della sorte di molte competizioni? A chi viene demandato il difficile compito di decidere e giudicare insindacabilmente episodi e circostanze di gara?

E’ sempre più anacronistico ormai paragonare le gesta dei campioni di ieri a quelli moderni: ci si ripete che il calcio di Maradona ed ancor prima quello di Pelè non era così veloce, non si giocava così tanto, non esisteva questa maniacale ricerca di professionalità alla quale le squadre di prima fascia anelano disperatamente.
Ma se concordiamo tutti che il calcio (come ogni altro sport d’altronde) sia cambiato con il cambiamento fisiologico delle tecniche di allenamento e con la continua di ricerca di materiali e strumenti atti a migliorare le capacità atletiche, perché non arrendersi alla ovvia conseguenza di dover adattare anche altri aspetti connessi alla realtà che cambia.
Non trovo alcuna ragione logica a non rendere il “lavoro di arbitro di calcio” una professione e non più un semplice hobby; in un giro d’affari di tale entità, rendere gli arbitri veri e propri professionisti consentirebbe a questi (forse) di dedicarsi interamente a preparare (al pari dei giocatori professionisti) le partite curando con maggiore dovizia la propria condizione e tutti quei particolari essenziali al fine di svolgere la propria prestazione professionale al meglio.

Forse avremmo qualche panzone in meno…

Accanto al professionismo dell’arbitraggio trovo sempre più necessario che si provveda ad aggiungere un “aiuto tecnico” al caro e vecchio arbitro; tutti gli sport moderni ormai utilizzano la tecnologia al fine di meglio regolamentare le proprie competizioni. Le federazioni internazionali di tennis, hockey, football, basket e rugby ormai da tempo si sono adeguate al cambio dei tempi, adottando alcuni accorgimenti tecnici volti a rendere l’operato dell’arbitro più semplice, in linea con la maggiore visibilità dei rispettivi sport e il conseguente desiderio degli aficionados di assistere a competizioni più “corrette”.
Nel mondo del calcio si parla da anni di cercare di introdurre qualche novità tecnica (moviola in campo, arbitro di area di rigore, microchip nel pallone, telecamere ultra sensibili), ma tutt’ora ci si arrocca dietro vecchie convinzioni finendo con l’assistere ad episodi come quelli di Bayern Monaco-Fiorentina, Porto-Arsenal, Juventus-Genoa, Fiorentina-Milan e Inter-Chelsea che definire aberranti mi sembra un eufemismo (cito solo le ultime che mi vengono in mente!).
Trovo che consentire il ricorso ad una sorta di “occhio di falco” (o moviola in campo) stile tennis una o due volte in tutta la partita ad ogni squadra aiuterebbe a rendere il gioco un pochino più corretto, diminuendo (forse) al tempo l’animosità di alcuni (pseudo)tifosi.
Se ad ogni squadra fosse concesso di chiedere l’intervento della moviola, magari in un numero limitato di occasioni durante la partita, al fine di valutare semplicemente le questioni cosiddette “oggettive”, come un fuorigioco, una palle entrata o meno, un fallo dentro o fuori area si avvierebbe un processo che, non alterando il gioco, renderebbe le partite più corrette, i risultati più giusti tutelando in definitiva gli “interessi” di tifosi e… Presidenti.

Fantascienza o fantacalcio credo….

Eddie

martedì 9 febbraio 2010

Quel grande prato verde…

C’era un grande prato verde dove nascono speranze…..
Parto da una considerazione che potrebbe apparire assai banale, ma guardando allo stato dei fatti forse tanto banale non è: per quale motivo nel magico mondo del pallone si investono cifre a svariate zeri senza preoccuparsi di quelli che apparentemente possono sembrare dettagli, ma che di fatto dettagli non sono?
Mi spiego: si sa che in Italia il calcio non solo è lo sport nazionale, ma costituisce un elemento fondamentale nella vita di gran parte dei cittadini. L’italiano medio avrà forse difficoltà a ricordarsi chi sia stato il Presidente della Repubblica prima di Ciampi, ma certamente ricorda a memoria la formazione campione del mondo dei mondiali di Spagna ’82!
Partendo da questo assunto ed aggiungendo il fatto che la nostra penisola gode, in gran parte, di un clima invidiabile, non riesco a spiegarmi per quale motivo non si investa seriamente in un “dettaglio” quale è il campo di gioco. Tralasciando ogni considerazione sentimentale legata al senso di felicità che investe un bambino che entrando allo stadio ammira quella distesa verde avanti ai suoi occhi… mi pare alquanto ridicolo che spesso e volentieri le partite si giochino su veri e propri campi di patate che di fatto impediscono il bel gioco (provate voi solo a saltellare su una bella distesa di fango!) e rischiano di aumentare le possibilità di infortuni degli investimenti milionari dei magnate del pallone (leggasi giocatori).
Il Feraris di Genova, il Picchi di Livorno, il San Paolo di Napoli solo per citarne alcuni meriterebbero un pesante ed accurato restyling.
Accantonando la mia “considerazione sentimentale” atteso che lo stadio sta divenendo un luogo ove è sempre più sconsigliato portare i bambini, trovo poco sensato che federazione, società e lega non investano qualche soldo in più per rendere lo spettacolo maggiormente godibile posto che è anche da questo elemento che esse traggono i benefici. Forse la congiuntura economica attuale non consente l’ammodernamento massiccio cui gli stadi italiani anelano, ma almeno si cerchi di migliorare con piccoli investimenti alcuni aspetti certamente rilevanti dello show… un po’ come si è fatto con l’introduzione dei tornelli e del biglietto nominativo!
In fin dei conti a fronte degli investimenti milionari che i magnati e le società eseguono ogni anno sborsare una piccolissima percentuale di questi per rendere i campi di gioco più “verdi” forse non sarebbe un’idea così malsana!

Eddie