
lunedì 14 marzo 2011
Gli eroi son tutti giovani e belli

mercoledì 9 marzo 2011
domenica 6 marzo 2011
Qualcuno ha idea di dove si stia andando?
Malgrado fossi certo del risultato finale mi sono seduto, più per consuetudine che per altro, a vedere la Juve mentre veniva surclassata dall'enensima Squadra.
Le analisi su quest’ultima ricostruzione bianconera oggigiorno si sprecano e quasi tutte convergono sulla inadeguatezza di una rosa poco talentuosa, un tecnico non all’altezza ed una società che continua spendere male i propri pochi denari.
Non sono d’accordo!
Dalla conclusione della campagna acquisti continuo a ripetere che la direzione indicata sia, finalmente, quella corretta ed a differenza di molti “esperti”, concordo in pieno sulle tappe di avvicinamento ad essere un squadra nuovamente competitiva. Certo una rosa senza un vero terzino sinistro ed una ala sinistra di ruolo lasciava intravedere qualche incongruenza del progetto, ma a parte ciò l’idea di fondo non era malvagia.
Solo un grave errore attribuisco alla società di corso Galileo Ferraris: Delneri!
Non me ne voglia il bravo tecnico di Aquilea, ma senza mettere minimamente in discussione le sue indubbie qualità, ritengo che ad un progetto pluriennale di rinnovamento drastico servisse una guida sicura, affidabile e indiscutibile. La scelta di affidarsi ad un tecnico “anziano”, del tutto carente di esperienza in una grande squadra (e nelle prime interviste alla stampa questo aspetto è risultato evidente: “Non siamo da scudetto”, “no bè volevo dire che forse lo siamo, ma voi non avete bene inteso” etc. etc.) ha di certo fornito un comodo alibi alla rosa di ricchi “bambini” che compone la Juve. Anche il modulo, lasciatemelo dire, è anacronistico: delle squadre di vertice solo il Bayern Monaco (ma per quanto ancora?) adotta il 4-4-2, tra l’altro con miseri risultati (e la squadra di Monaco ha tra le migliori ali il calcio possa offrire, non Pepe e Martinez!).
Per il medesimo motivo sarebbe sbagliato e senza senso esonerare il tecnico ora: che la figuraccia, senza alibi di sorta, la facciano i giocatori, che si permettano dopo di pretendere aumenti di contratti o di rifiutare cessioni a questa o quell’altra società.
La società bianconera ha iniziato un processo inevitabile, quanto doveroso, di ringiovanimento drastico del parco giocatori (sembrerà assurdo, ma la Juve, insieme al Palermo ha la rosa più giovane della serie A), sta procedendo ad eliminare stipendi pluri milionari, avrà, a breve, uno stadio tutto suo con evidenti aumenti di incassi stagionali, deve, certo, fare i conti con una gestione di una società all’“italiana” degli ultimi anni che ha prodotto un buco di 50 milioni di euro e paga, a ragione, le scorie di calciopoli, ma la direzione, continuo a ripetere, è corretta.
Adesso occorre più che mai una guida sicura, un tecnico (Spalletti?) che sia identificato da giocatori e società come un riferimento per almeno un triennio, ci vuole un segnale forte del tipo: lui sarà l’unica voce tecnica della società da qui a tre anni, indipendentemente da tutto; se tu giocatore non ti adatti o non ti rispecchi nei moduli sei pregato di andare altrove! Risulta superfluo evidenziare che, oltre a ciò, quest’estate il percorso tracciato dovrà proseguire sia eliminando tanti altri rami, ormai rinsecchiti, rimasti in rosa, sia procedendo ad innesti che immettano quella tanto agognata qualità laddove necessario e soprattutto laddove il nuovo tecnico lo riterrà più necessario!
D’altra parte, forse, ci si dimentica che ormai la “gestione finanziaria più attenta” (o per dirla all’americana: “il fair-play finanziario”) è il credo di - quasi - tutti: certo c’è il Real che spende e spande e (ad oggi) non vince, c’è un Milan che compra “a rate” tanti “giovani” talenti, c’è un Inter che si può permettere di investire ben 50 milioni di euro nel mercato di gennaio, c’è una Roma che per racimolare i soldi necessari al pagamento degli stipendi si trova costretta ad indebitarsi con i suoi stessi padroni (ma il conflitto di interessi non c’è?) per oltre 50 milioni di euri a fronte dei quali, pare, siano state dati a garanzia i proventi dei diritti TV di questo e del prossimo anno, nonché i proventi generati dallo sponsor principale fino al 2016! Seguendo questi esempi non si va da nessuna parte se non verso società che rischiano il tracollo finanziario da un momento all’altro.Concordo sul fatto che nessuno si permetterà di precludere alle società indebitate di partecipare alla Champions League (ma non diciamo idiozie!!!), però è altrettanto vero che perseguire strade più virtuose, in questo periodo storico specialmente, appare l’unica via praticabile (a meno di non avere ricchi sceicchi pronti a buttare i loro denari).La strada tracciata dalla Juve è giusta, ci vuole solo tempo e pazienza e queste doti, è noto, mancano ad ogni buon tifoso, ma non possono mancare ad un buon dirigente.
Poi si sa: “Alla Juventus non è importante vincere è l’unica cosa che conta”…
Eddie
lunedì 28 febbraio 2011
Monday night
Così era scritto, così doveva andare: rigore gentilmente donato, poi spazio alla luce del papero e.. sud sconfitto come ordinato dall’alto. Ora tocca sconfiggere le malelingue, i dubbi e quelli che la divisa l’hanno mantenuta nera, ma niente paura, saranno sconfitte anche quelle brutte toghe monocolore!
Questo è il mondo del pallone dopo calciopoli… questa è l’Italia dopo tangentopoli. Tutto cambia per non cambiare, si caccia il vecchio padrone per far posto al nuovo signorotto… se non altro nel calcio qualche certezza permane: le righe nere verticali rimangono, muta solo il colore di sfondo… viva il calcio!
Eddie
martedì 1 febbraio 2011
Fisiognomica


venerdì 3 dicembre 2010
In difesa di Ezequiel

mercoledì 15 settembre 2010
Curvature nella memoria

sabato 17 luglio 2010
venerdì 25 giugno 2010
Non prendiamoci in giro
Era tutto scritto, tutto ampiamente previsto, forse non al primo turno ed in questa desolante maniera, ma di certo due italiani su tre erano largamente convinti fin dall'inizio che l’avventura sudafricana non sarebbe stata ricca di successi.Vogliamo prendercela con il C.T. Lippi per non aver convocato Totti, Perrotta, Balotelli e Cassano, e sia.
Vogliamo prendercela con Mister Lippi per aver convocato i “bolliti” Cannavaro, Gattuso, Camoranesi e Zambrotta ed i “limitati” Pepe, Iaquinta, Marchisio e Montolivo, e sia.
Vogliamo prendercela con il tecnico viareggino per non aver dato certezze tattiche ad una squadra sprovvista di certezze tecniche, e sia.
Vogliamo prendercela con l’allenatore campione del mondo per non aver saputo intravedere in Quagliarella un giocatore particolarmente in forma e meritevole di essere schierato, e sia.
Vogliamo prendercela con una generazione di non fenomeni che l’Italia calcistica, ahinoi, per adesso sta “producendo”, e sia.
Vogliamo prendercela con i preparatori dello staff nazionale che hanno allestito una squadra come si conviene agli acrobati del circo di Ambra Orfei, e sia.
Vogliamo prendercela con Blatter ed il suo ostracismo alla tecnologia nel calcio, nonché con la terna arbitrale che annulla il regolarissimo goal qualificazione, e sia.
Potremmo proseguire a lungo prendendocela con i mille motivi che hanno determinato tre partite indecorose ed indecenti, trovo tuttavia tale disamina del tutto priva di costrutto, i problemi, come ho già detto, li si conosce e li si conosceva; i problemi non li risolviamo certo semplicemente sostituendo il commissario tecnico.
Evitando di entrare nel merito di questioni che non riguardano questo tema, mi permetto di evidenziare come nel 2006 la nazionale italiana, prossima campione del mondo, attingeva i suoi elementi da un bagaglio di squadre e di giocatori ben diversi da quelli attuali.
Tralasciando ogni aspetto tecnico o tattico, la generazione dei vari Del Piero, Totti, Gattuso, Buffon, Pirlo, Inzaghi, Nesta e così via ha avuto la fortuna e la possibilità di confrontarsi con il calcio d’oltralpe già in primissima gioventù.
A poco più di vent’anni Totti e Del Piero (solo per citare due esempi) avevano alle spalle già diverse annate di coppe internazionali, gan parte, se non tutti, i campioni di allora hanno avuto la “fortuna” di militare in società che miravano a cercare di conquistare prestigio e rilievo anche al di fuori delle mura di casa nostra.
E’ storia recente di un calcio sempre più ostaggio del dio denaro e che non vede altro che la Champions League ed i sui ricchi compensi!
Solo questo scenario acquista rilievo per le nostre squadre, il resto non conta, solo la competizione dei “Campioni” permette un ritorno economico congruo e meritevole di valutazione, il resto non conta.
Più o meno ciò che accadeva alla coppa nazionale in un passato prossimo, l'Europa League è più una fastidiosa incombenza da assolvere che un'occasione di crescita personale e di squadra!
Questa evidente inversione di tendenza, oltre che illogica ed inspiegabile (sotto l’aspetto tecnico ed emozionale), determina l’inevitabile conseguenza che gran parte dei giocatori italiani non trovino opportunità per confrontarsi con palcoscenici un pochino più rilevanti dello stadio della propria città!
Nel calcio italiano moderno l’evento non è la trasferta in terra iberica o lusitana, ma il macth con la Beneamata nello stadio più grande d’Italia!
Se a tale considerazione si aggiunge che un tempo i giocatori “non svezzati” venivano aggregati solo come jolly alle spedizioni azzurre e che oggi invece vengono indicati come gli elementi con “maggiore tecnica” ecco che il gioco e bello che fatto!
Nel 2006 la compagine azzurra attingeva gran parte della sua rosa da almeno 4 squadre di livello internazionale: Juve, Milan, Roma ed Inter di cui le prime due, allora, ai vertici del calcio internazionale.
E’ singolare costatare come al momento continuiamo ad avere la squadra più forte d’Europa, ma purtroppo è noto a tutti come, per quanto mirabilmente composta, sia purtroppo del tutto inutile alla nazionale… italiana!
La mia non vuole essere una critica, ma una semplice disamina ed uno spunto di riflessione, la mia vuole essere una proposta, un modello da seguire e perseguire che, tra l’altro, abbiamo tutti davanti agli occhi: la Germania.
L’Italia calcistica vive un periodo decisamente particolare, il cosiddetto “giocattolo” è, a mio avviso, sul punto di frantumarsi irrimediabilmente se non si tenta di dare un sferzata decisa.
Polemiche, arbitri inadeguati, società indebitate fino al collo, violenza negli stadi, bassissima cultura sportiva, valorizzazione nulla dei settori giovanili, tifosi pronti a scatenare guerre civili per un acquisto non gradito etc. sono tutti sintomi di un morbo che dovrebbe essere diagnosticato e curato con attenzione.
I “cugini” teutonici lo hanno capito per tempo, hanno sanato i bilanci e favorito la costruzione di stadi di proprietà da parte delle società, la Federazione, grazie anche alla classe politica, ha fornito ai Club gli strumenti per diversificare le entrate economiche.
Hanno sfruttato la massiccia presenza di immigrati favorendo la naturalizzazione di tanti giovani calciatori cui si è dato subito accesso ai vertici del calcio tedesco ed alla nazionale guidata da Jürgen Klinsmann prima e da Joachim Löw ora.
Si è attraversato un naturale periodo di transizione, ma i frutti di un’operazione intelligente e rivolta al futuro non si sono fatti attendere: la Germania ha una delle squadre più giovani ed interessanti del mondiale, il suo capitano Philipp Lahm, a meno di 27 anni, ha già disputato circa 70 partita con la sua nazionale, il Bayern è uno dei pochi “grandi club” che ha bilanci da primato, il Wolfsburg, lo Stoccarda, il Werder Brema e lo Shalke 04 e tante altre compagini iniziano a farsi vedere e sentire anche a livello internazionale rispolverando i passati fasti del Borussia Dortumnd e del Kaiserslautern… e, come se ciò non fosse sufficiente, presto opereranno il tanto temuto sorpasso ai nostri danni nel ranking della UEFA togliendoci di fatto un posto nelle prossime Champions League!
La federazione italiana ha scelto un ottimo allenatore per il futuro, un tecnico abituato a lavorare con i giovani, la speranza è che questa amara quanto eclatante eliminazione possa servire ad avviare un processo di pulizia generale dell’ambiente che lo rinnovi dall’interno e che possa fornire i frutti in un prossimo futuro.
Non è tempo di raccogliere, purtroppo, è il tempo di rimboccarci le maniche e riprendere ad arare il campo, farlo riposare, seminare e curare con attenzione i piccoli frutti che a poco a poco cresceranno.
Non può essere un processo semplice, ma deve essere un processo orientato al futuro.
L’augurio è che avendo toccato il fondo (già sfiorato in occasione del deludente europeo Austro-Svizzero) si tenti di percorrere nuove (vecchie?) strade e non si inizi a scavare alla ricerca di una luce… dall’altra parte!
Eddie
P.S. In un paese dove ognuno è pronto a scaricare le proprie responsabilità, massimo rispetto per Mister Lippi che se le è assunte tutte ed in prima persona. Gesto dovuto certo, ma non così scontato!
venerdì 4 giugno 2010
Le scelte difficili

E’ datata la convinzione che vuole la penisola ricca di allenatori in erba pronti a criticare formazioni, moduli e tattiche, ma quale mestiere regala più soddisfazioni che non quello del critico.
D’altra parte si sa lo stivale è da sempre un paese di santi, poeti, navigatori e.. allenatori di pallone!
Veniamo a noi, e cerchiamo di affrontare un discorso semiserio sui nostri atleti, sia su quelli che partono che su quelli che, ahimè, passeranno presto a far visita al neo padre Briatore in Sardegna.
Capitolo portieri: qui la scelta è quasi obbligata; ed anche se non sono del tutto convinto che Buffon rappresenti oggi il meglio nel ruolo, di certo è l’unico che congiunghi classe, tecnica ed esperienza. Per Sirigu e Viviano, forse, ci sarà tempo più avanti, Marchetti e De Sanctis al contrario sono già oggi ottimi rincalzi, anche se al primo manca qualsivoglia esperienza internazionale (salvo, forse, qualche “incontro” estivo nelle amene località dell’isola del pane carasau!).
Capitolo difensori: nel ruolo un tempo eravamo maestri, da Maldini a Scirea, da Baresi a Facchetti, da Nesta a Cabrini fino al Cannavaro del 2006. Oggi, però, il nostro capitano, strafelice (per l’ingaggio, immagino?) neogiocatore dell’Al Ahli, non è più il ghepardo di una volta e se Lippi non riesce a farsene una ragione in tempo il rischio di figuracce è quasi assicurato. Passando oltre, Chiellini rappresenta l’unica reale certezza (non sulla fascia però per favore!), Bonucci la speranza, come d’altra parte Criscito e Maggio, Bocchetti l’azzardo e Zambrotta, c’è da chiedersi perché sia nella terra dei leoni se non per andare a fare un Safari!
Ma i palermitani Balzaretti e Cassani, o il diligente Antonini anche se con poca esperienza a grandi livelli, non avrebbero proprio fatto comodo?
Capitolo centrocampisti: perché Gattuso è stato convocato (vedi sopra Zambrotta)? Non me ne voglia il simpatico Ringhio e non me ne vogliano i suoi numerosi estimatori, ma siamo certi che nel suo ruolo non ci fosse qualche altro giocatore che nella stagione appena conclusa abbia giocato un pochino meglio? Lasciamo a casa Ambrosini, Perrotta e Brighi: nessun fenomeno, sia chiaro, ma tutti validi elementi il cui rendimento stagionale è stato di certo superiore a quello del rossonero.
Su Pirlo, De Rossi, Montolivo, Palombo e Marchisio non mi sento di muovere alcuna critica atteso che rappresentano quanto l’Italia calcistica produce attualmente ed i primi due, oltretutto, ci sono invidiati da mezza Europa. Su Camoranesi e Pepe mi permetto di esprimere, tuttavia, alcuni dubbi: in merito al primo, del quale le capacità tecniche non sono in discussione, si potrebbe ripetere il medesimo discorso fatto per Gattuso, è vecchio ed ha fatto un campionato orrendo, in più pare sia anche rotto! Su Pepe, non so che dire, corre, corre e… corre, di certo si farà in quattro per assecondare le richieste del commissario tecnico e per difendere il tricolore, ma oltre ciò nutro forti dubbi e nel suo ruolo avrei preferito Mannini o Marchionni.
Cossu mi piace da matti, è un gran bel giocatore, anche se forse un pochino acerbo e di difficile collocazione nel modulo di lippiano; cosa posso aggiungere? Speriamo che Camoranesi rimanga a curarsi per bene!
Capitolo attaccanti: Borriello a casa, Rossi a casa, Cassano… lo sanno anche le pietre! Gilardino e Pazzini per fortuna ci sono (e il secondo ha seriamente rischiato di non esserci!), il capocannoniere del campionato c’è, ma auguriamoci che non ripeta le deludenti prestazioni degli Europei.
A chiudere la lista compaiono l’amato (da Lippi) Iaquinta ed il verace Quagliarella, entrambi reduci da un campionato non esaltante…
Mi pare di non aver scordato nessuno, o forse uno si il Pupo di Roma... ma lui in nazionale (forse) non vuole più giocarci...
Che dire? Lippi rientra di diritto nella categoria dei grandi allenatori plurivincenti e si sa come questi siano tutti anche particolarmente presuntuosi… spesso però hanno ragione loro per bravura o per sorte… non possiamo far altro che auguracelo!
Eddie


